Manovalie – di Angelo Toschi

collaboratore Marco Ravaioli

Per descrivere questa installazione ho bisogno brevemente di parlare di mani, questa parte anatomica del nostro corpo che ci distingue, ci accomuna e nello stesso tempo ci diversifica da altri. Ricordo le mani, quelle di mia mamma quando ancora giovane ricamava e quelle di mio babbo, forti ed agili, capaci di realizzare mille cose, ma anche le mani indurite dei contadini, di mio nonno, nodose per il lavoro estenuante nei campi, capaci di trasformare la natura, di curarla, trarne i frutti, infine le mie che danno vita a memorie e proiezioni ideali. Ad esse ho affidato il compito di parlare di me, raccontare i miei pensieri, le mie idee ed i miei desideri. Sono strumenti corporei, sensibili e tangibili che danno luce all’emotività, creano, modificano, rivestono, esprimono pensieri e riportano alla memoria dal profondo dell’animo il proprio essere. Ho voluto pertanto rappresentare questa parte importante del corpo, una rappresentazione che per quanto apparentemente facile è assai complessa, un lavoro già intrapreso da tanti artisti in tutti i tempi. Innumerevoli sono i nomi illustri  che hanno preso a tema questa parte  fisica ( Leonardo, Michelangelo, Durer, Van Gogh, Rodin, Picasso, Henry Moore, Gio Ponti, Mitoraj, Cattelan, Quinn), con l’intento di generare imponenza statuaria, riproporne  simbiosi di bellezza terrena, spiritualità, ma anche elemento diretto e volto alla provocazione. Consapevole dell’eredità di chi ha trattato prima di me questo tema, lascio alla forma designata quel  sentimento riflesso che trae ispirazione nella  storia di un paese, di un fiume e della sua acqua. Fiume ed acqua, evocano il ricordo di lavandaie, di madri, di figli, di padri e soprattutto di nonni che dal fiume traevano le pietre per costruire, al fiume toglievano, per  poi restituire  tutto il sentimento di conservazione del sito, avendo cura  del luogo in cui loro stessi avevano tratto beneficio. Sono eventi del passato, realtà intrise di bellezza, semplicità, bagnate di una ricchezza interiore fatta di rapporti amichevoli, di conoscenze del sodalizio di un vivere, legato alle fondamenta di questo corso d’acqua. Mani dunque che nuotano, lavano ,alzano, muovono, sostengono, abbracciano, per non dimenticare quel che è stato  e quello che sarà il corso lungo il fiume e sull’acqua.